Coltura in vitro della biopsia testicolare

Coltura in vitro della biopsia testicolare

Dopo il conseguimento del tessuto testicolare mediante biopsia e rottura fisica dei tubuli seminiferi, verrà realizzata una maturazione meiotica delle cellule germinali mascoline umane mediante la coltura in vitro con FSH ricombinante e testosterone, durante 24 o 48 ore a 30ºC e 5% di CO2.

L’ arresto meiotico (principalmente nella fase di spermatociti primari) è il tipo più comune di blocco della maturazione spermatica, negli uomini con azoospermia non astruttiva. È evidente che, la possibilità recentemente dimostrata per superare l’ arresto meiotico in vivo mediante la maturazione in vitro, apre una nuova prospettiva sotto questo aspetto. Un trattamento alternativo basato sulla riduzione meiotica dello spermatozoo primario dopo la sua microiniezione nell’ ovocita (comprovato nel topo) può essere unito ad un alto rischio di anomalie cromosomiche dovute alla segregazione prematura della Cromatica sorelle.

In casi d’arresto maturativo posmeiotico (fallimento della spermiogenesi), la coltura in vitro può essere vantaggiosa visto che si generano spermatidi allargate sprovviste del danno apoptopico del DNA, al confrontarsi con un gruppo di spermatidi rotonde prima della coltura in vitro. Questo è importante visto che l’ apoptosi delle cellule germinali potrebbe essere il principale ostacolo per l’ esito della riproduzione assistita mediante l’ uso di spermatidi in caso di blocco completo di spermatogenesi. Di fatto, l’ applicazione della coltura in vitro diede luogo alla nascita dei primi neonati sani, in caso di completo fallimento della spermiogenesi.

Con questa nuova tecnica si consegue un fatto molto importante dal punto di vista clinico:

  • Conseguire che una coppia non debba ricorrere al banco di seme per poter procreare.
  • Conservare l’ informazione genetica del paziente, quello che permetterà mantenere le caratteristiche nel futuro embrione.

FECONDAZIONE

La fecondazione si osserverà 24 ore dopo del prelievo follicolare, informando, in quel momento, ai pazienti del numero di ovociti fecondati. Questo, sarà un dato solamente orientativo del numero di zigoti disponibili per il transfer, visto che è possibile che non tutti gli zigoti arrivino fino allo stadio di preembrioni. Per tanto, una volta trascorse queste 48 o 72 ore dal prelievo ovocitario, d’ uno a tre dei preembrioni risultanti saranno trasferiti nell’ utero della paziente. È stato dimostrato che, questo numero di preembrioni equilibra la maggiore possibilità di gravidanza con il minore rischio di gestazioni multiple.
I preembrioni che non sono stati trasferiti verranno criopreservati (congelati). Esistono formulari informativi e consentimenti, di detto processo, che dovranno essere firmati dalla coppia di pazienti. In qualunque caso esistessero embrioni congelati, questi apparterebbero alla coppia durante un periodo di 5 anni e, al termine di questi ultimi e, se la coppia non esprime un interesse per loro, passeranno di proprietà della clinica di riproduzione assistita, di modo da incorporare detti embrioni nel protocollo di donazione di embrioni. Detto protocollo è vantaggioso per le coppie che dopo vari intenti di riproduzione assistita non hanno raggiunto risultati positivi a causa della cattiva qualità dei gameti femminili e maschili che fanno in modo che gli embrioni risultanti non siano evolutivi.

Dovuto ai medicinali utilizzati per la stimolazione ovarica, potrebbe esserci la possibilità d’ ottenere un ampio numero di ovuli. Quando il numero di ovociti conseguito è molto alto, una parte di essi possono essere donati a donne senza possibilità di produrre i propri ovuli, sempre assicurando per la donatrice un numero sufficiente di preembrioni che permetta tanto il transfer che la congelazione dei propri embrioni e con il consenso espresso dalla donatrice. La donazione, sarà anonima e gratuita. Mediante la donazione, non solo si favorisce le riceventi, ma anche le donatrici, dato che, esponendo i propri ovociti a spermatozoi di differenti provenienze, apporterà una preziosa informazione.

a) Se fallisce la fecondazione con lo sperma della coppia, però non con altri, sapremo che il problema risiede negli spermatozoi.
b) Se non c’è fecondazione in entrambi i casi, dedurremmo che il problema è degli ovociti.
c) Se, come normalmente accade, c’è una buona fecondazione con diversi campioni di sperma, anche in questo caso, otterremo dati sulla la qualità degli embrioni, la risposta uterina, ecc.

Esiste ugualmente il protocollo di donatrici d’ ovociti puri. Si tratta d’ ottenere gli ovociti di una donatrice che dona i suoi ovuli, di modo che, le donne che presentano sterilità a causa d’ assenza o di cattiva qualità ovocitaria possano avere figli. In questo caso, esistono due protocolli differenti. Se la paziente è priva della possibilità di creare i propri ovociti, verranno fecondati gli ovociti della donatrice con lo sperma del marito della paziente e gli embrioni risultanti saranno trasferiti alla paziente, in numero tale che assicuri la gravidanza. Il resto degli embrioni saranno congelati. In questo caso, gli embrioni risultanti possiedono la metà delle informazioni genetiche della donatrice e l’ altra metà del marito della paziente.

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